Nell'ambito
della rassegna MUSIC
EMOTION, promossa dall’Assessorato alla Cultura del
Comune di Seriate, con la direzione artistica dell’Associazione Cinema
e Arte e la collaborazione del Cineteatro Gavazzeni, il 5 marzo alle
ore 21,00 presso il Cineteatro Gavazzeni di Seriate si terrà la proiezione
di sei cortometraggi musicali e, a seguire, la proiezione del film IO
NON SONO QUI.
Ingresso
libero, prenotazione su eventbrite.it
Concorso
internazionale
Galline
3’ di Donato Canosa, Italia
In
transit to Bermuda 4’ di Flavio Sciolè, Italia
Little
star 7’ Fabien Legeron, Francia
Marley
Hale “On Your Knees” 4’ di Ryan M. Robson, USA
Pe'
tutt' e nisciuno 5’ di Donato Capuano, Italia
Trumpet
voice 12’ di Pilar Smoje Gueico, David Monarte Serna, Cile
A
seguire:
Film
cinematografico
Io
non sono qui
Regia
di Todd Haynes, con Christian Bale, Cate Blanchett, Marcus Carl
Franklin, Richard Gere, Heath Ledger.
USA,
2007, 135 minuti.
Un
ragazzino di colore salta sui treni come Woody Guthrie e si fa chiamare
Woody Guthrie ma non è Woody Guthrie. Jack Rollins è un cantante folk
che scuote le menti, finché non sente di essere un cliché e si converte
al cristianesimo. Robbie è un attore che interpreta Jack Rollins e un
inguaribile seduttore. Jude Quinn è una rockstar geniale e consapevole
di esserlo e tallonata da un giornalista che vuole sbugiardarla. Billy
the Kid è un fuorilegge del Far West vicino alla resa dei conti. Ma
forse, in qualche modo, sono tutti Bob Dylan.
Dai
primi accordi strimpellati al capezzale di Woody Guthrie al Nobel per
la Letteratura conseguito nel 2016, la carriera di Robert Zimmermann,
in arte Bob Dylan, è un cumulo di contraddizioni, una continua sfilata
di maschere e di trionfi, di scivoloni e resurrezioni. Un gioco di
verità e falsità tale da rendere inafferrabile ai più la sua effettiva
identità. "Qual è il vero Dylan?" è la domanda che si è posto
inevitabilmente ogni suo fan o semplice conoscitore. Il menestrello
folk che lancia sferzate ai maestri della guerra o il poeta rock
guidato da visioni lisergiche? Il neoconvertito illuminato dalla luce
divina o il cuore spezzato che lascia letteralmente sangue e lacrime
nelle sue canzoni struggenti? Fin troppo ovvio rispondere che Dylan è
tutte queste cose insieme. Assai meno scontato trasporre le sue gesta
al cinema.
Todd
Haynes, autore di Lontano dal paradiso, sceglie l'unico modo possibile,
riuscendo a rendere Io non sono qui un viaggio tra le canzoni e le
maschere di Dylan, che esiste in una dimensione sospesa tra sogno e
realtà. Con tanti volti diversi quante sono le sfaccettature del Genio
di Hibbing: sei attori di sesso, razza ed età differenti tra loro. Sono
tutti Dylan e Dylan è tutti loro. Un esperimento audace di un cineasta
che sembra mettere in scena il caos ma dimostra di saperlo orchestrare
dall'inizio alla fine. Nel flusso incontrollato che ci sbalza
attraverso i decenni e i contesti più disparati - i treni su cui
salgono gli hobo come Woody Guthrie, il set cinematografico di un film
che potrebbe essere Pat Garrett & Billy the Kid di Sam Peckinpah,
in cui Dylan recitò realmente - tutto sembra assumere un senso. È
sufficiente che il pensiero corra alle liriche spesso enigmatiche di
Zimmermann e alla complicità inevitabilmente instauratasi tra lui e i
suoi ascoltatori per capire che Dylan si può raccontare solo così.
Rifuggendo ogni schematismo tradizionale e lasciandosi andare al flusso
della corrente creativa. Come rivelavano le interviste del documentario
di Pennebaker, Don't Look Back, in cui Dylan faceva a pezzi i
giornalisti ridicolizzandoli, Bob è irriducibile alla normalità. Il
genere cinematografico più incline alla rigidità, il biopic
tradizionale, in cui l'arco narrativo segue nascita, ascesa, crisi e
riscatto di un musicista, non si addice alla complessità di Dylan né al
cinema di Todd Haynes. In fondo ha un'importanza relativa il fatto che
la sezione con Cate Blanchett (incredibile nei panni del Dylan più
iconico in assoluto) funzioni molto meglio di quella onirica e
azzardata nel western con Richard Gere.
Perché
ancora una volta Haynes lavora sullo spazio invisibile che separa le
persone, sulle loro proiezioni e sulle nostre percezioni. Io non sono
qui non è un film su Bob Dylan né forse sui Bob Dylan, bensì su ciò che
pensiamo (o ci piace pensare che) sia Bob Dylan. E Dylan non si può che
raccontare così. |