LA VITA IN UNA GOCCIA D’ACQUA
Sono uno studente di biologia al terzo anno presso Unge, la mia passione per il microscopio inizia con un regalo un po’ particolare, da parte di mio nonno, quando ero ancora alle elementari, un microscopio. In realtà ci vollero alcuni anni prima che iniziassi ad usarlo da solo, avevo paura di romperlo, e volevo solo usarlo con mio padre.
Quando trovai il coraggio iniziai subito ad osservare la polvere, un qualcosa di così comune e semplice; eppure, pieno di cose interessanti.
Qui entra in gioco la mia vecchia professoressa alle medie di scienze e matematica, in realtà solo matematica, scienze la insegnava in un’altra classe.
Era una tecnica di laboratorio che decise di cambiare lavoro, e in quei minuti delle ricreazioni mi insegnò a fare un vetrino e in oltre mi aiutò a cercare un nuovo microscopio.
In tutto ho avuto 4 microscopi che ho usato e l’ultimo uso tutt’ora per fare le foto.
Il primo era quello del regalo che diede inizio a tutto, il secondo invece, comprato su Amazon, un microscopio binoculare con un tavolino traslatore per muovere il vetrino con precisione, e la cosa che all’epoca mi piaceva di più, potere ingrandire 2000 volte, questo oggi mi fa ridere perché il microscopio che uso ora al massimo ingrandisce 600 volte.
Come mi ha insegnato un professore alle superiori, non è corretto dire ingrandire ma risolvere, l’ingrandimento viene dopo.
Sugli obiettivi di un microscopio ci sono tanti numeri, che col tempo ho imparato a conoscere e sapere usare, il più importante è chiamato apertura numerica, che sostanzialmente ci dice la risoluzione che ci può dare l’obiettivo, e qui spiegato perché i 600 ingrandimenti di ora sono meglio dei 2000 di prima: ora il mio limite di risoluzione è di 0,240 um, quindi 0,00024 millesimi di un metro.
Tornando al microscopio che comprai alle medie, con questo esplorai acqua di qualsiasi tipo e scoprii un nuovo mondo invisibile, più animato rispetto alla polvere che guardavo prima, continuavo a guardarla perché volevo vedere gli acari della polvere, cosa che non sono ancora riuscito.
Iniziai ad osservare campioni di acqua di mare, di acqua dolce e rimasi affascinato dall’enorme quantità di forme, di movimento, insomma, un intero mondo in un paio di gocce di acqua.
Si stima che in una goccia d’acqua ci siano migliaia di cellule batteriche, e milioni di virus, oltre a qualche centinaio di protozoi. Il microscopio mi ha permesso di spiare la vita di questi invisibili attori della nostra vita quotidiana.
Alle superiori, dopo un anno, iniziò il Covid, ma fui abbastanza fortunato da ricevere un nuovo microscopio la mattina del giorno in cui fu dichiarato il lock down. Ebbene passai molto tempo con questo microscopio.
Le foto le facevo già alle medie con il cellulare di mia madre che poi quando lo cambiò divenne cellulare per fare le foto al microscopio. Durante il lock down, con il microscopio nuovo feci foto anche migliori e video, iniziai a pubblicare su una pagina di Instagram, che chiamai pondlife.04, sarebbe vita di stagno, effettivamente all’inizio era così, facevo foto a quello che trovavo nell’acqua degli stagni.
Lentamente comprai nuovi obiettivi, e iniziai a fare le foto con una machina fotografica. In una vacanza in Francia in un mercatino dell’usato trovai un microscopio che forse cambiò tutto, è un Olympus BHB, che ha quasi 60 anni, con questo scoprii la differenza tra un microscopio del genere e un microscopio comprato su Amazon. Con il tempo continuai però ad aggiungere nuovi obiettivi al microscopio che usai nel lock down, infatti l’Olympus lo usavo di rado, solitamente lo portavo in viaggio. Quel microscopio è stato in Danimarca, Germania e Francia.
Qualche anno più tardi decisi di fare il salto di qualità, ero al primo anno di biologia, e volevo prendermi un microscopio Olympus della serie BX, una serie più nuova e con la possibilità di aggiungerci accessori per vedere cose sempre più particolari.
Fu così che su Ebay trovai il microscopio perfetto, un Olympus BX60, in realtà era perfetto solo perché il venditore era italiano e costava molto meno rispetto ad altri microscopi. E soprattutto aveva la fluorescenza, che ho usato per fare tutte le foto nella mostra. Per questo BX60 ho comprato accessori di ogni tipo così che posso osservare un campione con tutte le tecniche classiche della microscopia, come DIC, contrasto di fase, fluorescenza e campo oscuro.
Come dicevo inizia dall’osservazione della polvere in casa, passai poi a guardare l’acqua, e infine il plankton. Per fare questo mi procurai un retino da plankton e da lì ho iniziato a fotografare il micromondo che vive nell’acqua in cui noi nuotiamo ogni estate. Oggi, quindi, quello che faccio è andare a raccogliere il plankton, semplicemente gettando un retino in acqua, con una maglia finissima che trattiene tutti gli organismi che mi interessano.
Poi li metto tra due vetrini, la faccio semplice ma per fare questo serve molta esperienza; infatti, spesso i microrganismi non li tengo in acqua ma li metto in altre soluzioni per poterli osservare meglio.
Dopodiché li metto al microscopio, accendo la luce e la magia inizia…. In realtà iniziano ore di lavoro, in tutto per una foto di queste alla mostra ci impiego circa 4/5 ore, e il record per ora è di 3000 foto scattate, e composte in un’unica foto. L’obiettivo è avere tutto a fuoco, per fare questo devo fare una foto, cambiare la messa a fuoco, e fare un’altra foto e così via.
Alla fine di queste ore di lavoro minuzioso e preciso (ad alto ingrandimento non posso toccare il tavolo del microscopio per via delle vibrazioni, questo è un buon esempio di quanto è preciso), il risultato mi lascia sempre a bocca aperta, perché vedere i colori che escono da un qualcosa che ad occhio nudo è poco più piccolo di una formica, oppure è proprio invisibile, è un qualcosa che non mi sono ancora abituato a vedere.
Luigi Olivo Bozzano
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