Sabato 22 novembre:
i MITI degli anni '8 |
Sabato 22
novembre, ore 17.00 alla Fondazione Magnani-Rocca.
Mode, derive, pop culture ed estetiche del decennio ottimista,
luccicante e plastificato che trasformò l'esibizione in ideologia
Le Timberland dei paninari, le
spalline oversize e il gel
ad effetto bagnato. Il mascara dei new romantic, lo
stile di Raffaella Carrà, il ritmo sintetico dell'Italo-disco: ogni
dettaglio funziona come segno ideologico, capace di costruire
immaginari, appartenenze, fratture.
Sabato
pomeriggio la Fondazione Magnani-Rocca fa rivivere lo scintillante immaginario '80 con
uno speciale
talk dedicato alla moda e società di quegli anni,
guidato da due voci protagoniste della cultura contemporanea: la
curatrice ed esperta di moda e fotografia Maria Vittoria Baravelli e la giornalista, scrittrice e critica musicale Giulia Cavaliere. |
Gli anni Ottanta furono
il momento in cui l'apparenza smise di essere un velo e divenne
sostanza sociale. Ogni oggetto — dal Walkman alle spalline, dai roller
al gel effetto bagnato — è un mitologema,
un frammento di mito che parla di identità, desiderio, potere. Come
scriveva Roland Barthes nel Sistema
della Moda, la moda si comporta come una vera e propria
lingua.
Gli anni Ottanta,
con la loro esplosione di icone pop, tribe musicali, look estremizzati
e estetiche commercializzate, sono stati uno dei più fertili generatori
di mito del secondo Novecento.
Loredana Bertè
incarnava la trasgressione, mentre in televisione il corpo femminile
diventava testo da leggere e reinterpretare.
La moda si
comporta come linguaggio e performance del corpo. Nel solco di questa prospettiva, il talk mette in dialogo moda, musica,
pubblicità, media e sottoculture: la superficie diventa grammatica del
sociale, la discoteca un laboratorio estetico, il videoclip un
catechismo visivo, l'abbigliamento un dispositivo politico del corpo.
Un'epoca che continua ad affascinare le nuove generazioni, che
reinterpretano quegli stessi codici estetici tra nostalgia e innovazione,
tra vintage e contemporaneo.
L'impero dei
segni: da Fiorucci a Versace. La moda italiana
decodificava e ricodificava questi linguaggi. Fiorucci vestiva le notti
new romantic con i suoi capi colorati e trasgressivi; Versace
trasformava il punk in haute couture; Armani traduceva il post-punk in
power dressing minimale. Valentino, Gucci, Dolce & Gabbana,
Benetton: ogni maison costruiva narrazioni visive potenti, trasformando
il corpo in billboard di una visione ideologica. Oliviero Toscani portava
il punk nella pubblicità Benetton, mentre la pubblicità televisiva
diventava arte visiva: gli spot entravano nel mito collettivo, la moda
si confermava una macchina potente di comunicazione.
Drive
In vs. Culture Club: la guerra culturale per il corpo. Mentre
la televisione commerciale imponeva nuovi modelli di maschilismo pop
con Drive In e Colpo Grosso, le sottoculture creavano contro-modelli
radicali. I paninari milanesi trasformavano il proprio corpo in
billboard ambulante, esibendo Moncler e Timberland come simboli di
status e appartenenza. I new romantic importavano da Londra
un'androginia barocca e spettacolare; i dark del Plastic vestivano
l'angoscia esistenziale, mentre nelle discoteche italiane l'Italo disco
creava colonne sonore sintetiche per corpi che non volevano più essere
naturali. Le discoteche come il Cosmic o il Typhoon diventavano
cattedrali dello stile. |
Le Protagoniste del
Talk
Maria Vittoria
Baravelli Curatrice e autrice,
tra le figure più acute del panorama internazionale nel leggere il
rapporto tra fotografia, moda e cultura visuale. Nel volume Il mondo non merita la fine
del mondo (Rizzoli, 2024), analizza l'iconosfera accelerata
del presente. Membro del Consiglio di Amministrazione del Museo d'Arte
di Ravenna, si distingue per la capacità di coniugare arte, social
media e divulgazione, diventando un punto di riferimento per la cultura
visiva contemporanea.
Giulia Cavaliere È giornalista culturale, critica musicale e autrice, con
una lunga esperienza nella scrittura su musica, cinema, libri e cultura
pop. Collabora stabilmente con testate importanti (tra cui Corriere
della Sera – spettacoli, Rolling Stone Italia, Esquire, Domani) ed è
spesso attiva anche in radio, TV e podcast. Ha curato la programmazione
culturale estiva del Castello Sforzesco di Milano e pubblicato Quel che piace a me. Francesca
Alinovi (Electa, 2024). Ha pubblicato libri come “Romantic
Italia” (minimum fax) ed è considerata una voce di riferimento nel
raccontare la canzone italiana e la cultura contemporanea, esplorando
il legame tra moda, musica, identità e controculture.
Info Sabato 22
novembre 2025, ore 17.00
Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (PR)
La partecipazione all’evento è inclusa nel biglietto della mostra Moda e Pubblicità 1950-2000
Il
talk di sabato 22 novembre alla Villa dei Capolavori rappresenta uno
dei momenti di approfondimento della grande mostra Moda e Pubblicità 1950-2000,
che racconta cinquant'anni di trasformazioni dell'immaginario
collettivo italiano attraverso più
di trecento opere tra manifesti, riviste, spot, abiti, fotografie e
video. Uno spazio dove gli scatti dei maestri della
fotografia di moda — Gian Paolo Barbieri, Giovanni Gastel, Alfa
Castaldi, Ugo Mulas — e le visioni di grandi creativi come Oliviero
Toscani, René Gruau, Guido Crepax e Antonio Lopez dialogano con le
narrazioni di Baravelli e Cavaliere, per leggere come la moda italiana
da Fiorucci a Versace, da Armani a Benetton, da Valentino a Dolce &
Gabbana, ha saputo generare miti, costruire identità e trasformare il
corpo in testo politico e culturale. |
Informazioni
📍 Fondazione
Magnani-Rocca – Villa dei Capolavori
Mamiano di Traversetolo (Parma)
📅 Dal 13 settembre al 14 dicembre 2025
🕰️ Aperta dal martedì al venerdi ore 10.00–18.00
🕰️ Aperta dal sabato alla domenica ore 10.00–19.00
🎟️ Biglietto unico mostra + collezione permanente + parco
storico
🌐 magnanirocca.it
Visite
guidate
Sabato 22 novembre ore 15:30
Domenica 23 novembre ore 11:30, 15:30, 16:30
Costo:
guida €5 + biglietto
d’ingresso €15
Prenota qui: prenotazioni@magnanirocca.it |
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“Io non sono un creatore, io non creo, io
copio.” |
Una
frase che restituisce l’anima rivoluzionaria di un’intera epoca. Sono le parole di Elio Fiorucci,
e le ricorda oggi Augusto Vignali, grafico di Fiorucci negli anni d'oro
del brand, in un’intervista
inedita e sorprendente. |
Nel nuovo episodio del
Podcast La Villa dei Capolavori, Vignali – grafico visionario tra i
protagonisti dell’estetica italiana anni ’70 e ’80 – ci racconta la vita dello studio
Fiorucci, in una Milano dove moda, arte, musica e
design si fondevano in un unico linguaggio
"Fiorucci era
molto più di un marchio. Era un laboratorio permanente di libertà visiva.
Dove i creativi potevano inventare poster, borse, etichette, senza limiti
e senza gerarchie."
Dove
si andava a Londra solo per cercare riviste, ispirazioni, idee da
scardinare e ricomporre. Dove un gruppo affiatato di grafici parmigiani
— Sauro Mainardi, Carlo Pignagnoli, Guglielmo Pelizzoni, Attilio
Concari, Vittorio Spaggiari — diventava una storia di energia
collettiva, ma anche di visioni personali.
📻 L’intervista completa è disponibile qui su Spotify |
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