Moda e Cinema alla Villa dei Capolavori |
Dalle Sorelle Fontana a Michelangelo
Antonioni. Da “Le ragazze di Piazza di Spagna” da Sofia Loren a Lucia Bosè.
Sabato 29
novembre 2025, ore 17.00 alla Fondazione
Magnani-Rocca c'è un viaggio nell'Alta Moda degli anni ‘50 e ‘60 tra
sartorie, sfilate, concorsi di bellezza, dive e mondanità. Anni
straordinari che hanno trasformato la moda italiana in un linguaggio
globale.
Abiti che diventano
inquadrature; silhouette che costruiscono personaggi; tessuti che
plasmano immaginari. Le mani dei grandi costumisti, da Emilio Schuberth a Danilo Donati,
si intrecciano con lo sguardo dei registi che hanno ridefinito il
Novecento, da Antonioni a Luciano Emmer, mentre le dive Sofia Loren, Gina
Lollobrigida, Anna Magnani trasformano ogni dettaglio
in un segno culturale, un simbolo condiviso, un archetipo iconico che
attraversa il tempo.
Prima che il made in
Italy diventasse un brand planetario, la moda italiana aveva già
imparato a raccontare identità, desideri e modernità attraverso il
cinema, costruendo uno dei più potenti immaginari culturali del secolo.
Sabato
29 novembre 2025, ore 17.00, la Fondazione Magnani-Rocca (Mamiano di
Traversetolo) presenta un grande talk dedicato
al rapporto tra moda e cinema nel secondo dopoguerra: una conferenza che intreccia storia, immagini, costume, star system e nascita del made
in Italy, guidata da due studiose tra le più autorevoli del panorama
contemporaneo: Sara
Martin e Dorothea
Burato dell'Università di Parma. |
Il dopoguerra e
la rinascita dell’immaginario italiano - Il
secondo dopoguerra apre un nuovo capitolo. L’Italia ricostruisce non
solo le città e l’economia, ma anche la propria immagine pubblica. La
moda torna a essere valore
sociale, economico, culturale, mentre il cinema si
conferma specchio
e laboratorio di un Paese che cambia.
Tutto
affonda le radici negli anni Venti e Trenta, quando l’abbigliamento
entra nel linguaggio del cinema: silhouette, tessuti, mise e dettagli
diventano strumenti narrativi capaci di definire caratteri, ambienti,
appartenenze. Da quel momento, il corpo vestito diventa un archivio di
segni: un lessico attraverso cui leggere modernità, desiderio, status. |
Silvana Mangano, la diva enigmatica. L'oro di Napoli di
Vittorio De Sica del 1954.
1959 La grande guerra di Mario Monicelli con Vittorio Gassman e Alberto
Sordi.
Morte a Venezia, Le Streghe, Crimen di Mario Camerini del 1961 |
1951: l’anno che
inventa il Made in Italy
Il punto di svolta arriva con una data cruciale: 1951. Giovanni
Battista Giorgini organizza a Firenze la prima sfilata che mette
insieme le migliori sartorie italiane.
È
l’atto fondativo del Made
in Italy, un gesto che inaugura una stagione nuova,
rendendo visibile al mondo la forza creativa e imprenditoriale del
Paese. La conferenza dedicherà uno spazio specifico alla nascita del
made in Italy, con
filmati originali delle prime sfilate conservati nell’Archivio
dell’Istituto LUCE, testimonianze preziose che
documentano la transizione dell’Italia da laboratorio artigianale a
capitale dello stile. |
Moda e cinema:
Hollywood sul Tevere. Mentre la moda si
afferma sui mercati internazionali, il cinema italiano vive la stagione
irripetibile della cosiddetta Hollywood
sul Tevere. Cinecittà diventa un crocevia di registi,
costumisti, dive e divi internazionali:
Luciano
Emmer, con Le
ragazze di Piazza di Spagna, trasforma la moda in uno
racconto collettivo; Michelangelo
Antonioni trasforma l’abito in un tramite per indagare
le tensioni sociali, i cambiamenti nei ruoli di genere e l'emergere
dello stile italiano.
Le grandi firme italiane – da Pucci alle Sorelle Fontana – definiscono un’estetica riconoscibile e radicalmente nuova. |
Un focus particolare
sarà dedicato a Emilio
Schuberth, figura centrale e per lungo tempo
dimenticata: costumista, stilista e pioniere della moda al cinema e in
televisione, vestì star italiane e internazionali, contribuendo a
creare l’immaginario visivo della Dolce
Vita. Le ricerche più recenti hanno riportato al centro il
suo ruolo, illuminando un capitolo fondamentale ma spesso trascurato.
Dalle dive ai red
carpet: festival, concorsi e corpi in trasformazione Il
talk esplorerà anche la nascita dei Festival del Cinema e dei concorsi
di bellezza come fucine
di nuove dive, spazi simbolici in cui moda, media e
spettacolo contribuiscono a costruire nuove icone del Novecento.
Festival, tappeti rossi e passerelle diventano scenografie dell’apparenza,
dispositivi narrativi in cui la moda influenza la percezione pubblica
delle star, mentre il cinema amplifica e ridefinisce codici, silhouette
e desideri.
Una storia scritta
tra archivio, cinegiornali e cinema
Attraverso documenti d’archivio,
cinegiornali, immagini e soprattutto sequenze cinematografiche,
la conferenza ricostruisce le strategie e i protagonisti che hanno
legato indissolubilmente moda e cinema, trasformando l’esperienza
visiva italiana in un linguaggio globale. Un viaggio tra continuità e
rinnovamento che mostra come, dal dopoguerra agli anni della Dolce
Vita, l’immaginario della moda italiana abbia acquisito una forza
simbolica capace di risuonare ancora oggi.
La Conferenza:
Sabato 29 novembre 2025, ore 17.00
Fondazione Magnani-Rocca, Mamiano di Traversetolo (PR)
La partecipazione alla conferenza è inclusa nel biglietto della mostra Moda e Pubblicità
1950-2000.
LE RELATRICI
Sara Martin Professoressa
associata all’Università di Parma, studia le relazioni tra cinema,
architettura e moda, con particolare attenzione a costume e scenografia
nel cinema italiano. Direttrice della rivista Cinergie, è
autrice di saggi e monografie di riferimento, tra cui L’abito necessario e Ciak si sfila.
È vicedirettrice del Centro Studi e Archivio della Comunicazione
(CSAC), dove coordina ricerche sul rapporto tra visualità, forma e
narrazione.
Dorothea Burato Docente
a contratto all’Università di Parma, insegna Storia della Radio e della
Televisione e Comunicazione del cibo. I suoi studi approfondiscono i
rapporti tra moda e media, e la storia della televisione italiana. Ha
pubblicato numerosi saggi ed è autrice della monografia Emilio Federico Schuberth.
Moda e media ai tempi della dolce vita (Electa, 2023) e del
volume Danza,
cinema, moda (con S. Massimo, Postmedia, 2024), dedicato
alle intersezioni tra corpo, movimento e rappresentazione.
Visite guidate
Sabato 29 novembre ore 16:00
Domenica 30 novembre ore 11:30, 15:30, 16:30
Costo:
guida €5 + biglietto
d’ingresso €15
Prenota qui: prenotazioni@magnanirocca.it
Dove
📍 Fondazione
Magnani-Rocca – Villa dei Capolavori
Mamiano di Traversetolo (Parma)
📅 Dal 13 settembre al 14 dicembre 2025
🕰️ Aperta dal martedì al venerdi ore 10.00–18.00
🕰️ Aperta dal sabato alla domenica ore 10.00–19.00
🎟️ Biglietto unico mostra + collezione permanente + parco
storico
🌐 magnanirocca.it |
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Gian Paolo Barbieri, Yolande Gillot in Genny by Gianni
Versace, Milano1978 |
Giampaolo Barbieri trasforma ogni scatto in un film |
La luce definisce i
contorni. Il gesto si fa forma. La figura è come sospesa in una scena
già scritta, dove tutto è composto e insieme vibrante.
Nelle fotografie di
Giampaolo Barbieri ogni elemento risponde a un’intenzione. Nulla
rimanda al caso o al gesto rubato. L’immagine nasce da una costruzione
visiva precisa, alimentata da studi teatrali, cinema d’autore, senso
classico della composizione.
Negli anni Sessanta,
mentre la fotografia di moda italiana cerca ancora codici
riconoscibili, Barbieri introduce una nuova sintassi. Lavora in studio
e in esterno con lo stesso rigore. Ogni abito, ogni volto, ogni
dettaglio entra in relazione con la luce. Il risultato ha la densità
dell’immaginario.
Alla Fondazione
Magnani-Rocca, nella mostra Moda e Pubblicità in Italia 1950-2000,
le sue immagini raccontano l’evoluzione di uno sguardo che ha
contribuito a definire il volto internazionale della moda italiana. Le
campagne per Valentino, Versace, Ferré, Armani, Cerruti mostrano un
metodo e una visione. Le modelle si muovono in uno spazio rarefatto,
spesso sospeso. Talvolta sembrano provenire da un sogno barocco, altre
da un film senza titolo.
Tra
i tanti scatti in mostra ce n’è uno che ha fatto la storia della Moda
italiana. |
Gian Paolo Barbieri - Simonetta Gianfelici in Valentino
Roma,1983 |
Ritrae Simonetta
Gianfelici per Vogue tutto Valentino, marzo 1983. La sequenza si svolge
su pellicola 35 mm. Lei guida. I capelli sciolti, il viso tagliato
dalla luce. Lo spazio attorno vibra. È un’inquadratura in movimento.
Evoca Hollywood come
in un sogno di celluloide.
L’impressione è proprio
quella della scena di un film: l’emozione prende forma, la fotografia
lascia intravedere un racconto.
Barbieri
trasforma l’immagine in luogo abitato.
Nel tempo di uno scatto, l’abito diventa segno, la figura si fa icona,
lo sguardo costruisce una mitologia visiva che apparterrà per sempre
all’immaginario della grande Moda. |
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