Mostra

Regine sanguinarie, sirene, ninfe e meduse

C'è una figura che ha ossessionato l'Europa intera tra Otto e Novecento. Non è una musa. Non è un angelo del focolare. Non è nemmeno, propriamente, una donna. È un'idea. Qualcosa che la critica dell'epoca chiamava "idolo di perversità" e che noi oggi chiamiamo Femme Fatale.

Nella mostra Il Simbolismo in Italia, alla Fondazione Magnani-Rocca, le è dedicata una delle sezioni più magnetiche dell'intero percorso. E vale la pena restarci a lungo.

Dalle acque di Capri agli abissi della psiche - Quando Giulio Aristide Sartorio visita la Grotta Verde di Capri, ne esce con un'ossessione. Sartorio, tra i maggiori interpreti del Simbolismo italiano, nel 1893 dipinge La sirena (Abisso verde). Non è la sirena classica, metà donna e metà uccello. Questa è anfibia, metà donna e metà pesce, e il suo candore attira un giovane pescatore verso di lei con la forza di qualcosa a cui non si può resistere. Ma c'è un dettaglio che cambia tutto. Nelle profondità di quelle acque limacciose, dipinte di un verde torbido, si intravedono teschi e scheletri umani. L'abbraccio d'amore è una trappola mortale. Preannunciata. Visibile. Eppure irresistibile.

Accanto, La piovra di Cesare Saccaggi (1914) porta l'inganno alla sua forma più brutale. Le gambe della donna si prolungano nei tentacoli di un polpo. La fascinazione erotica diventa sopraffazione fisica.

Un volto preso in prestito da Sarah Bernhardt - Poi c'è A Babilonia (Semiramide), sempre di Saccaggi, un'opera monumentale prestata dai Musei Reali di Torino. La sovrana assira non è un'eroina. È una femme cruelle, licenziosa e dominatrice. Il seno scoperto da un corpetto a rete. Un leopardo al guinzaglio. E quel massiccio copricapo "a ruota" che il pittore copiò dalla Dama de Elche, la scultura iberica appena scoperta che all'epoca stava facendo impazzire la stampa internazionale. Il volto, algido e sprezzante, appartiene alla divina Sarah Bernhardt — o almeno ai suoi lineamenti, che Saccaggi prese in prestito senza chiedere permesso.

In mostra anche la Salomè di Edgardo Sambo — ispirata all'opera di Richard Strauss — compie una scelta radicale. Elimina la testa mozzata del Battista. Elimina lo schiavo che la regge. Resta solo la seduttrice, isolata, ieratica, assoluta. Come se il potere erotico non avesse bisogno di prove.

Medusa, o il terrore nello sguardo - Lo Scudo con la testa di Medusa di Arnold Böcklin (circa 1887) è un oggetto che incuteva timore ai contemporanei. Gli occhi sbarrati dal terrore. La bocca socchiusa nell'attimo esatto dell'ultimo respiro. Il groviglio dei serpenti come cornice. C'è qualcosa, in questa immagine, che non smette di attrarre chi la guarda. E quel nesso tra seduzione e sacrificio divenne un'ossessione tale che Galileo Chini costruì un dittico ideale: il volto mortifero di Medusa contrapposto alla testa decapitata di San Giovanni Battista. Due facce della stessa moneta. Due modi di morire per uno sguardo.

Ecco cosa succede nel Simbolismo italiano: la donna cessa di essere un ritratto. Diventa il vocabolario visivo dell'inconscio. Uno specchio in cui l'Europa di fine secolo guardava rifratte le proprie pulsioni più oscure e i propri terrori più profondi. E in questa mostra, quello specchio è ancora intatto.

 SCOPRI LA MOSTRA  SIMBOLISMO

Visite guidate
Sabato ore 16:30
Domenica e festivi ore 11:30, 16:00, 17:00
Costo: €20 (ingresso + guida)
Prenota qui: prenotazioni@magnanirocca.it

Informazioni
📍 Fondazione Magnani-Rocca – Villa dei Capolavori Mamiano di Traversetolo (Parma)
🕰️ Aperta dal martedì al venerdi ore 10.00–18.00
🕰️ Aperta dal sabato alla domenica ore 10.00–19.00
🎟️ Biglietto unico mostra + collezione permanente + parco storico

La mostra è realizzata grazie a Fondazione Cariparma e Crédit Agricole Italia, con il contributo di Barilla e di Polo Parma.