Un volto preso
in prestito da Sarah Bernhardt - Poi c'è A Babilonia (Semiramide),
sempre di Saccaggi, un'opera monumentale prestata dai Musei Reali di
Torino. La sovrana assira non è un'eroina. È una femme cruelle,
licenziosa e dominatrice. Il seno scoperto da un corpetto a rete. Un
leopardo al guinzaglio. E quel massiccio copricapo "a ruota"
che il pittore copiò dalla Dama
de Elche, la scultura iberica appena scoperta che all'epoca
stava facendo impazzire la stampa internazionale. Il volto, algido e
sprezzante, appartiene alla divina Sarah Bernhardt — o almeno ai suoi
lineamenti, che Saccaggi prese in prestito senza chiedere permesso.
In mostra anche la Salomè di Edgardo
Sambo — ispirata all'opera di Richard Strauss — compie una scelta
radicale. Elimina la testa mozzata del Battista. Elimina lo schiavo che
la regge. Resta solo la seduttrice, isolata, ieratica, assoluta. Come
se il potere
erotico non avesse bisogno di prove.
Medusa, o il
terrore nello sguardo - Lo Scudo con la testa di Medusa di Arnold Böcklin (circa 1887) è un oggetto che incuteva timore ai
contemporanei. Gli occhi sbarrati dal terrore. La bocca socchiusa
nell'attimo esatto dell'ultimo respiro. Il groviglio dei serpenti come
cornice. C'è qualcosa, in questa immagine, che non smette di attrarre
chi la guarda. E quel nesso tra seduzione e sacrificio divenne
un'ossessione tale che Galileo Chini costruì un dittico ideale: il
volto mortifero di Medusa contrapposto alla testa decapitata di San
Giovanni Battista. Due facce della stessa moneta. Due modi di morire
per uno sguardo.
Ecco
cosa succede nel Simbolismo italiano: la donna cessa di essere un ritratto.
Diventa il vocabolario visivo dell'inconscio. Uno specchio in cui
l'Europa di fine secolo guardava rifratte le proprie pulsioni più
oscure e i propri terrori più profondi. E in questa mostra, quello
specchio è ancora intatto. |