Concerto alla Villa dei Capolavori: in viaggio con
Wagner |
11 APRILE ore
17.30 — Il Quartetto Luigi Magnani inaugura i Pomeriggi Musicali alla
Fondazione Magnani-Rocca, in occasione della mostra «Il Simbolismo in Italia».
La musica di Wagner è
in grado di fare incantesimi. Prima ancora che entri un personaggio,
prima ancora che il dramma si manifesti davvero, si ha l’impressione di
essere già altrove: in una foresta attraversata da presagi, sulla riva
di un fiume mitico, dentro una leggenda che parla di dèi, desiderio,
destino, rovina. È racconto che si fa suono, e suono che diventa
paesaggio interiore.
In programma:
R. Wagner, Albumblatt
für Pauline Metternich
R. Wagner, Quartettsatz in
Mi maggiore
R. Wagner, Kundrys
Erzählung da Parsifal
R. Wagner, Isoldes
Liebestod da Tristan
und Isolde
Con il Quartetto
Luigi Magnani:
Paolo Mora, violino
Michele Rossi, violino
Novella Bianchi, viola
Giacomo Fossa, violoncello
Ingresso
incluso nel biglietto della mostra «Il Simbolismo in Italia». Non
serve prenotare. C'è la possibilità
di visitare la mostra “Il Simbolismo in Italia” con guida specializzata
alle ore 16.30 dell'11 aprile, prenotando a prenotazioni@magnanirocca.it (prezzo € 5, oltre al biglietto d’ingresso
€ 15). |
 |
È questo universo
geniale al centro del concerto In viaggio con Wagner, in
programma l’11
aprile alle 17.30 alla Villa dei Capolavori, in dialogo
con la mostra “Il
Simbolismo in Italia”.
Molto prima che
Hollywood imparasse a farci emozionare con il tormentone di una colonna
sonora, Wagner aveva già scoperto che il suono può annunciare un
destino, dare corpo a un desiderio, farsi presagio. I suoi leitmotiv,
temi musicali associati a personaggi, emozioni e destini, costruiscono
un immaginario immediato e potentissimo, capace di imprimersi nella
memoria per sempre. Per questo la sua musica ci appare ancora oggi
sorprendentemente vicina.
Al cuore della sua
rivoluzione c’è la Tetralogia, L’Anello del Nibelungo:
un universo di mito, amore e potere che ha cambiato per sempre il modo
di pensare la musica. Non a caso Wagner fu anche una figura decisiva
per la cultura simbolista europea, e proprio a lui Luigi Magnani,
tra i più importanti musicologi italiani, dedicò il saggio Storia segreta della
Tetralogia.
Il
concerto inaugurale dei Pomeriggi
Musicali della Fondazione Magnani-Rocca,
introdotto da Marco
Mazzoleni, rende omaggio a questo straordinario
universo sonoro con il Quartetto
Luigi Magnani. |
|
|
Guardare Le
Ondine oggi, è fare una piccola esperienza di vertigine |
Guardando certi dipinti
capisci subito che non stai guardando un'immagine. Stai guardando una
forza.
Le Ondine di Ettore Tito è questo: una
forza in azione.
Olio su tavola, 1919.
Il punto esatto in cui un corpo umano smette di essere umano e diventa
mare. Tito è veneziano di adozione, conosce l'acqua come si conosce una
lingua madre. Quando nel 1919 ritorna su un soggetto già esplorato alla
Biennale del 1899, lo fa con una violenza visiva del tutto nuova.
Le figure femminili non
sono più sinuose e acquatiche come vent'anni prima. Sono monumentali. Esasperate.
Assumono pose che il critico dell'epoca definì, con una parola
bellissima e inquietante, di accentuazione
superomistica.
Come
se queste creature non abitassero soltanto il mare, ma lo incarnassero.
Come se fossero nate non da un utero ma da un'onda. |
Tito non dipinge donne
nell'acqua. Dipinge donne che
sono l'acqua. Le chiome si fondono con la schiuma, i corpi
si confondono con la cresta delle onde, le braccia sollevate sembrano
prolungamenti del moto marino. Non è possibile dire dove finisce la
carne e dove comincia il Mediterraneo.
Per costruire queste
figure guarda all'Europa intera: Böcklin, lo svizzero visionario delle
allegorie paniche; Zorn, lo svedese dalle bagnanti possenti e vitali,
ospite frequente della famiglia Tito a Venezia. Il risultato non
appartiene né al mito nordico né a quello mediterraneo. Appartiene a
entrambi. Alla Galleria Pesaro di Milano il pubblico lo riconosce
immediatamente.
Sulla rivista Emporium il
critico Giovagnola scrive parole che ancora oggi suonano giuste: la
fonte dell'ispirazione di Tito sta nella prepotenza e violenza solare con cui
sente e vede la vita.
C'è in questo,
aggiunge, qualcosa di dichiaratamente pagano. La parola più onesta che si
potesse usare. Perché queste ondine non hanno nulla della malinconia
romantica, nulla del presagio funebre. Non sono l'Ofelia preraffaellita
che galleggia verso la morte. Sono creature della Terra — impregnate di
sostanza naturale, di linfe e di verde — che riassumono in un solo
corpo la divinità della natura e quella della fantasia umana.
Guardare Le Ondine oggi,
nella Villa dei Capolavori a Mamiano di Traversetolo, è fare una
piccola esperienza
di vertigine. Quelle figure monumentali, quella
ferinità primigenia — tutto questo arriva ancora. Perché Tito non stava
dipingendo un mito. Stava dipingendo la sensazione di essere un corpo
in un mondo senza confini: tra la carne e il mare, tra l'umano e il
naturale, tra ciò che siamo e ciò da cui siamo stati generati.
Le
ondine si confondono quasi con l'elemento da cui sono create.
Quasi. Non del tutto. Quel quasi è il dipinto. E vale il viaggio. |
 |
Visite guidate
Sabato ore 16:30
Domenica e festivi ore 11:30, 16:00, 17:00
Costo: €20 (ingresso + guida)
Prenota qui: prenotazioni@magnanirocca.it
Informazioni
📍 Fondazione Magnani-Rocca – Villa dei Capolavori Mamiano di
Traversetolo (Parma)
🕰️ Aperta dal martedì al venerdi ore 10.00–18.00
🕰️ Aperta dal sabato alla domenica ore 10.00–19.00
🎟️ Biglietto unico mostra + collezione permanente + parco
storico
La
mostra è realizzata grazie a Fondazione Cariparma e Crédit Agricole
Italia, con il contributo di Barilla e di Polo Parma. |
|
|
Fondazione
Magnani-Rocca
image
credits
Le ondine (circa 1919) Ettore
Tito. Collezione privata. Courtesy Galleria Bottegantica, Milano
. |
|
|
|