LA GRANDE ARTE

Pellizza da Volpedo intrappola la luce e dipinge l’invisibile

Nell’estate del 1901 il giovane pittore Pellizza da Volpedo guarda sua moglie camminare nel prato e decide che quella luce deve durare per sempre.

Nella mostra Il Simbolismo in Italia alla Fonazione Magnani Rocca, fino al 28 giugno, c'è un dipinto che sembra la cosa più semplice del mondo. Una coppia che cammina in un prato. C’è verde ovunque. La luce è calda, quasi domestica. Lo sguardo lo accoglie come un'immagine di serenità. Ma dietro quella luce rimane qualcosa che spezza il respiro.

Tra il 1901 e il 1902 Giuseppe Pellizza da Volpedo dipinge L'amore nella vita, una delle opere più importanti della mostra. Due figure avanzano lente in un campo soleggiato, teneramente quasi abbracciate, circondate dal verde delle colline volpedesi. La tecnica divisionista trasforma ogni pennellata in vibrazione luminosa: non è una rappresentazione del sole, è il sole che entra nell'occhio. A prima vista tutto comunica armonia, pienezza, il tempo sospeso della felicità.

Il dipinto nasce come parte di un ciclo pittorico sui sentimenti universali: il nascere dell'amore, la passione condivisa, la fatica, la solitudine, la morte. La modella è Teresa, la moglie dell'artista. Quella che cammina accanto a lui nel quadro è la sua vita reale, trasformata in emblema di qualcosa di universale.

È anche per questo che l'opera tocca qualcosa di profondo. Per i simbolisti, il paesaggio non è mai neutro — è sempre uno stato d'animo, un état de l'âme, come scrisse il filosofo Amiel in una formula che percorse tutta l'arte di fine secolo. Pellizza la trasforma in luce: il verde del prato, il sole basso sulle colline, la radiosità che inonda la composizione non descrivono un luogo geografico. Incarnano un sentimento. Rendono visibile la felicità.

Sembra incredibile ma L'amore nella vita è dipinto a pochi mesi da un’altra opera molto nota di Pellizza: Il Quarto Stato. Stesso pittore, stessa tecnica. Eppure sembrano usciti da universi opposti. Uno è la marcia collettiva, il passo inesorabile della storia. L'altro è il silenzio di due persone, il prato, l'amore come esperienza privata e assoluta. Pellizza teneva insieme entrambe le dimensioni senza contraddizione.

Poi nel 1907 il mondo di Pelizza crollò improvvisamente. Morì il figlio Pietro, appena nato. Morì l’amata Teresa: la moglie, la modella, quella che camminava con lui in quel campo luminoso. Il 14 giugno Pellizza si impiccò nel suo studio. Aveva trentotto anni.

Ma il potere della grande arte è fermare le emozioni, farle vivere ancora e ancora. Chi visita oggi la mostra Il Simbolismo in l’Italia non può che emozionarsi davanti ad una delle tele più intense del Novecento italiano, un’esperienza che è difficile descrivere a parole.

APERTO ANCHE IL 1° MAGGIO
La Fondazione Magnani-Rocca, con la mostra IL SIMBOLISMO IN ITALIA, la Collezione permanente di capolavori di ogni tempo, il Parco Romantico, è aperta per tutto il Ponte del 1° maggio con orario continuato 10-19.

VISITE GUIDATE
Sabato
ore 16:30
Venerdì 1 e Domenica 3 maggio
ore 11:30, 16:00, 17:00
Costo
: guida €5 + biglietto d’ingresso €15
Prenota qui:
prenotazioni@magnanirocca.it Per il solo ingresso non occorre prenotare, i biglietti si acquistano all'arrivo

 

IL PARCO ROMANTICO

Cosa significa passeggiare tra le Iris in fiore

In questi giorni il Parco Romantico è costellato di iris. Le aiuole del giardino all’italiana, tra le siepi di bosso e i parterre storici, sono in piena fioritura.

C’è qualcosa in questo fiore che trascina lo spirito: lo sapeva anche Van Gogh, che nel 1889 a Saint-Rémy ne dipinse una serie intera in pochi giorni, come se avesse fretta di catturare qualcosa che stava per sfuggirgli. Non è un caso che le iris siano finite nei quadri di tanti grandi pittori. Sono fiori con una presenza quasi pittorica già in natura: la forma, i contrasti, la gamma cromatica che nessun altro fiore riesce a coprire tutta insieme.

In questo parco ne sono state inserite due specie. L’Iris japonica naturalizza i prati ombrosi sotto le grandi chiome storiche: fiori piccoli, petali quasi frangiati, bianchi o lilla, che si diffondono da soli anno dopo anno. L’Iris barbata è la protagonista delle aiuole formali, con quindici varietà selezionate: "English Cottage’", "Champagne Elegance", "Downtown Brown", "Dance the Night Away", "Edwardian Era". Sono nomi che sembrano usciti da un catalogo di profumeria d’epoca e hanno tonalità che vanno dal bianco al giallo crema fino alle note più insolite di mattone e marrone caldo. Sono studiate per dialogare con la facciata dell’antico oratorio a ridosso del giardino.

Quando gli chiedevano cosa lo avesse reso pittore, Monet rispondeva: “Il mio giardino.” Non i musei, non i maestri. Il giardino. Passeggiando nel Parco Romantico in questo momento forse si può capire cosa intendesse.

L'ingresso al Parco Romantico è già compreso nel biglietto alla mostra "Il Simbolismo in Italia".

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