Mostra

Concerto alla Villa dei Capolavori: viaggio tra Oriente
e Occidente

16 MAGGIO ore 17.30 — Musica tra le opere della Villa dei Capolavori con il Quartetto Luigi Magnani, in occasione della mostra «Il Simbolismo in Italia» alla Fondazione Magnani-Rocca.

Un concerto che ripercorre l’amicizia tra il compositore Giacomo Puccini e Galileo Chini, artista tra i massimi esponenti del Simbolismo italiano. A legarli fu il dialogo tra Oriente e Occidente: da un lato l’Oriente immaginato di Turandot, ultimo capolavoro di Puccini presentato per la prima volta alla Scala con le scenografie di Chini; dall’altro l’America, i cui echi ispirarono non solo Puccini, con La fanciulla del West, ma anche Dvořák, autore del celebre Quartetto “Americano”.

In programma:
G. Puccini, Quartetto in Re maggiore
G. Puccini, Lento da Turandot
A. Dvořák, Quartetto in Fa maggiore op. 96 “Americano”

Con il Quartetto Luigi Magnani:
Paolo Mora, violino
Michele Rossi, violino
Novella Bianchi, viola
Giacomo Fossa, violoncello

L'ingresso è incluso nel biglietto della mostra «Il Simbolismo in Italia». Non serve prenotare. C'è la possibilità di visitare la mostra “Il Simbolismo in Italia” con guida specializzata alle ore 16.30 del 16 maggio, prenotando a prenotazioni@magnanirocca.it (prezzo € 5, oltre al biglietto d’ingresso € 15).

Rettangolo arrotondato: SCOPRI LA MOSTRA  SIMBOLISMO

Turandot nasce come un’opera da ascoltare e da vedere. Puccini immagina un Oriente lontano dalla cronaca e dalla geografia: una Cina leggendaria, crudele e incantata, attraversata da riti, enigmi, apparizioni.

Galileo Chini dà corpo a questo sogno. Tra il 1924 e il 1926 realizza bozzetti e scenografie per la prima rappresentazione alla Scala, costruendo un Oriente fantastico ma credibile, nutrito dai ricordi del suo soggiorno in Siam tra il 1911 e il 1913. Tempietti, tetti curvi, motivi floreali, architetture monumentali e luci colorate non cercano l’esattezza filologica, ma costruiscono l’atmosfera.

Le sue scene sono pittoriche, visionarie, quasi sospese. Piazze di Pechino, cortili imperiali, giardini notturni e templi sembrano nascere dalla stessa materia della musica. La partitura di Puccini trova nelle immagini di Chini uno spazio in cui risuonare: non un semplice fondale, ma una presenza viva, essenziale al respiro drammatico dell’opera.

Anche la luce partecipa a questa costruzione. Alla Scala, le superfici dipinte da Chini incontrano nuove possibilità sceniche, tra velature, riflessi e variazioni cromatiche. Il colore non resta fermo: accompagna l’azione, avvolge le figure, trasforma l’architettura in visione.

In quell’incontro tra suono, colore e luce, l’Oriente diventa teatro interiore. Si realizza quella evasione in epoche, miti e riti lontani tanto agognata dai Simbolisti, che nelle sale della mostra Il Simbolismo in Italia si sperimenta come fuga dalla realtà visibile e ricerca di un mondo più segreto: rituale, visionario, carico di presagi.

 

Mostra

Oreste e le Erinni: un'irresistibile vertigine

Nel 1896 Franz von Stuck ebbe una figlia illegittima, Maria Franziska, nata da una relazione con un'amica della moglie. Ne seguì una causa legale lunga, costosa, dolorosa. Quell'anno iniziò a dipingere qualcosa che chiamò La cattiva coscienza.

Ci lavorò per quasi dieci anni. La ridipinse nel 1900, la presentò alla Biennale di Venezia del 1901 con il titolo Furie, la rimaneggiò ancora nel 1902. Solo nel 1905 (l'anno in cui riuscì finalmente ad adottare sua figlia) il dipinto raggiunse la forma definitiva. E il titolo divenne Oreste e le Erinni.

È l'opera più imponente della mostra Il Simbolismo in Italia alla Villa dei Capolavori: 229 × 207 cm di tela che ti attraggono e ti spaventano nello stesso momento. Un uomo cade verso una voragine, tre creature con gli occhi spiritati lo sovrastano in una ridda vorticosa, una è capovolta a mezz'aria e gli pianta in faccia uno sguardo severo e inesorabile. È una scena da horror. È anche un abisso bellissimo da cui non riesci a distoglierti.

Franz von Stuck, Oreste e le Erinni, 1905. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea

Il mito che Von Stuck mette in scena è tra i più cupi della tragedia greca. Oreste uccide la madre Clitemnestra per vendicare il padre Agamennone, assassinato da lei al ritorno dalla guerra di Troia. Ma il matricidio ha un prezzo: le Erinni (Aletto, Tisifone, Megera) dee della vendetta sanguigna, lo inseguono ovunque. Lo tormentano con visioni e follia, per terra e per mare, finché Atena non istituisce ad Atene il primo tribunale umano per giudicarlo. I voti sono in parità. Atena decide per l'assoluzione.

Von Stuck sapeva cosa significa aspettare un'assoluzione che non arriva.

Il critico Rebajoli scrisse nel 1898 su Emporium che la bocca dell'uomo si spalanca in "un urlo da titano soggiogato". Le Erinni sono il materno ferito. Sono il rimorso che prende corpo e vola. Von Stuck non riusciva a smettere di tornare su questa tela perché sapeva che stava dipingendo qualcosa che non riusciva ancora a nominare.

Guardare Oreste e le Erinni è un'esperienza irripetibile: restare fermi ad osservare un'irresistibile vertigine dark che mette in scena la colpa, la fuga, il destino e la salvezza.

Rettangolo arrotondato: GUARDA LA MOSTRA SU INSTAGRAM

Visite guidate
Sabato ore 16:30
Domenica e festivi ore 11:30, 16:00, 17:00
Costo: €20 (ingresso + guida)
Prenota qui: prenotazioni@magnanirocca.it

Informazioni
📍 Fondazione Magnani-Rocca – Villa dei Capolavori Mamiano di Traversetolo (Parma)
🕰️ Aperta dal martedì al venerdi ore 10.00–18.00
🕰️ Aperta dal sabato alla domenica ore 10.00–19.00
🎟️ Biglietto unico mostra + collezione permanente + parco storico

La mostra è realizzata grazie a Fondazione Cariparma e Crédit Agricole Italia, con il contributo di Barilla e di Polo Parma.

Fondazione Magnani-Rocca
 image credits
Franz von Stuck, Oreste e le Erinni, 1905. Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea.