Così tanta bellezza, tutta insieme |
La Fondazione
Magnani-Rocca è aperta tutto il weekend e nel ponte del 2 giugno -
sabato, domenica, lunedì, martedì - con orario continuato 10-19.
È l’occasione per scoprire gli oltre 150 capolavori della mostra IL SIMBOLISMO IN ITALIA.
Una mostra che è un
viaggio nel cuore
della meraviglia e del mito attraverso opere di grandi
Maestri dell’Arte tra Ottocento e Novecento come Giovanni Segantini, Giuseppe
Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Edward
Burne-Jones, Franz von Stuck, Max Klinger, Giulio Aristide Sartorio,
Galileo Chini, Adolfo Wildt, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Alberto
Martini, Cesare Saccaggi e tanti altri.
Accanto, la Collezione di Luigi Magnani: frammenti di eternità
firmati Tiziano, Goya, Monet, Morandi e tanti altri.
Fuori, il Parco Romantico respira sotto il cielo di
primavera. I pavoni,
liberi, accompagnano il silenzio dei grandi alberi secolari e
l’esplosione di colore delle fioriture. |
VISITE GUIDATE
Sabato 30 maggio e Lunedì 1 giugno ore 16.30
Domenica 31 maggio e Martedì 2 giugno ore 11.30, 16.00, 17.00
Costo:
guida €5 + biglietto
d’ingresso €15
Prenota qui: prenotazioni@magnanirocca.it per il solo ingresso non occorre prenotare, i biglietti si
acquistano all'arrivo
La
mostra è realizzata grazie a Fondazione Cariparma e Crédit Agricole
Italia, con il contributo di Barilla e di Polo Parma. |
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Veleno, desiderio e redenzione |
È il 1895, e alla prima
Biennale di Venezia c’è un dipinto che mostra una donna bionda che si allaccia la cintura.
Il gesto è semplice, quasi domestico.
Ai suoi piedi, però, si contorcono corpi maschili senza vita.
Giulio Aristide
Sartorio lo presenta con un titolo che viene dal mito, “Una Gorgone”:
non il mostro antico dai capelli di serpente, ma una Medusa moderna,
bella e implacabile, capace di trasformare il desiderio in rovina.
Nella
mostra “Il Simbolismo in Italia”, alla Villa dei Capolavori della
Fondazione Magnani-Rocca, Medusa è una presenza ricorrente, bellissima e inquieta. Abita la sezione
“Veleno, desiderio e redenzione”, dove la figura femminile perde ogni
dolcezza rassicurante e diventa ambigua, magnetica, fatale. |
Medusa arriva da
lontano. Nel mito è la creatura dallo sguardo proibito, la Gorgone che
pietrifica chiunque osi fissarla. I serpenti al posto dei capelli, la
testa recisa da Perseo, il volto consegnato allo scudo di Atena: ogni
dettaglio custodisce
un’ambiguità. Medusa spaventa, ma riesce anche a
proteggere. Seduce, ma il suo fascino ti annienta.
Arnold
Böcklin la racchiude in uno scudo realizzato intorno al 1887 con la
collaborazione di Peter Bruckmann. Di lei qui resta solo il volto: il
“gorgoneion”. La forma circolare richiama modelli antichi e, più da
vicino, la celebre Medusa di Caravaggio agli Uffizi. Ma Böcklin sceglie
una via più cupa. Gli occhi sono sbarrati, la bocca socchiusa nell’ultimo respiro. La Medusa non è colta nel pieno del suo potere, ma
nell’istante estremo in cui il terrore diventa immagine. |
Oreste Pizio, intorno
al 1905, la porta invece dentro una dimensione teatrale. Nella sua
“Medusa”, una donna riccamente ornata emerge dall’oscurità e guarda
verso chi osserva. Tiene in mano una maschera e si appoggia a un busto
antico, identificabile con la Medusa Rondanini. Quel volto classico,
insieme armonioso e inquietante, avrà una lunga fortuna visiva: Gianni
Versace lo sceglierà come logo della propria maison, trasformando la
Gorgone in un emblema moderno di seduzione, bellezza e potere.
Il
fascino di Medusa continua a incantare. Alla Villa dei Capolavori la si
può guardare da vicino, senza correre il rischio di restare di pietra. |
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