La stagione di Man Ray alla Villa dei Capolavori

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Il primo museo di Man Ray stava tutto dentro un libro

Nel 1934 le fotografie, per essere guardate da tutti, dovevano stare per forza su una rivista: un oggetto che si sfoglia, si butta, si dimentica. Man Ray lo sa bene perché vive di ritratti e di servizi di moda anche se si considera soprattutto un pittore. E in America, dove vuole tornare, lo conoscono proprio così.

A quarantaquattro anni decide che le sue fotografie si meritano un libro: Man Ray. Photographies 1920–1934 Paris, oggi esposto alla Fondazione Magnani-Rocca nella mostra Man Ray: tutto. Un libro che è anche il suo biglietto da visita per New York.

Indestructible object, 1923-1965

Man Ray. Photographies 1920–1934 Paris, Collezioni d’Arte Fondazione Cariparma - Donazione Corrado Mingardi

Sceglie 104 scatti e li fa stampare in heliogravure, una tecnica lenta che dà ai neri la profondità del velluto: l'opposto della carta di una rivista.

Poi li ordina come un pittore allestirebbe una mostra, in cinque capitoli. Ci sono le fotografie surrealiste e i nudi, alcuni solarizzati. Ci sono i volti di Picasso, Duchamp, Joyce e Matisse, e la moda con le nature morte. Un capolavoro che si conclude con diciannove rayografie, immagini nate senza macchina fotografica, posando gli oggetti direttamente sulla carta sensibile.

Sono poesie fatte di luce, e luce è la parola che Man Ray sceglie per la sua prefazione: The Age of Light.

Gli altri testi li chiede agli amici: Breton, Éluard, Tzara e Rrose Sélavy, che è Duchamp travestito da donna. In apertura mette persino un suo ritratto disegnato da Picasso. Più che un libro, è una mostra collettiva che si può tenere tra le mani.

 

IN QUESTO NUMERO

Workshop al Parco

Mercoledì 7 ottobre, vieni a dipingere en plein air nel Parco Romantico.

 
 
 

I fiori di ottobre

Che cosa guardare nel Parco mentre la stagione cambia colore.

 
 
 

Il Podcast

Il Capolavoro di de Staël che fece piangere Luigi Magnani

 

L'edizione si sfoglia come un quaderno: la rilegatura è una spirale di plastica, un dettaglio quasi insolente per un libro d'arte degli anni Trenta.

Oggi è una pietra miliare della storia del fotolibro.

Indestructible object, 1923-1965
Man Ray, opera in mostra
Indestructible object, 1923-1965

La copia arrivata alla Villa dei Capolavori viene dalla Biblioteca di Fondazione Cariparma a Busseto, ed è unica. In un libro d'artista Man Ray cura tutto, anche la coperta. La legatura in mezzo marocchino nero e tela la realizza Henri Mercher, maestro rilegatore parigino, e a lui Man Ray dedica la copia con una dedica scritta a mano.

Indestructible object, 1923-1965

La legatura riproduce un apparecchio fotografico a lastra di quegli anni. Sul piatto anteriore c'è una lente, come quella di un obiettivo: attraverso di essa compare Man Ray accanto alla sua macchina. Sul piatto posteriore si apre una finestra chiusa da una lastra di vetro, simile al vetro smerigliato su cui il banco ottico proietta l'immagine. Dentro c'è lo stesso ritratto, capovolto, con la scritta «Ritratto dell'autoritratto». Il libro è diventato la macchina che l'ha prodotto.

Sul frontespizio conserva anche il rovescio del biglietto da visita americano: la scritta "deuxième édition", una seconda edizione mai esistita. Fu aggiunta con una pagina sostituita, per far credere che la prima fosse già esaurita.

In mostra, intorno al libro, ci sono le fotografie di quegli anni. Novant'anni dopo non si sfogliano più: stanno appese, come i quadri di un pittore.

→ Man Ray: tutto, fino al 13 dicembre. 

 

Taccuino ––––– Man Ray: tutto

Visite guidate

Sabato alle 16.00. Domenica alle 11.30, 15.30 e 16.30. Guida €5 + ingresso €15; Prenotazioni: prenotazioni@magnanirocca.it
per il solo ingresso non serve prenotare

 

Il Parco Romantico ––––– primi di ottobre

Calendario delle fioriture

Nel Parco Romantico comincia lo spettacolo del foliage

 

Bianco e rosa

 

Anemoni giapponesi

'Honorine Jobert', 'Hadspen Abundance' e Anemone hupehensis, su steli che ondeggiano al vento

 

Rosa e rame

 

Sedum ed Eupatorium

I sedum virano al rame, sopra si aprono le nuvole porpora dell'Eupatorium

 

Rosso e oro

 

Il foliage

Il cotino si accende di rosso, Molinia, Stipa e Sesleria diventano oro controluce

 
 

La Collezione Permanente

«Questo de Staël fece piangere Luigi Magnani»

Federica Salto

Maria Vittoria Baravelli

voce del podcast

San Pietroburgo, 1914. Nasce Nicolas de Staël, figlio del barone comandante della Fortezza Pietro e Paolo. Tre anni dopo, la Rivoluzione di ottobre. La famiglia fugge in Polonia. Il padre muore. La madre muore. I tre bambini vengono affidati a un amico di famiglia a Bruxelles. Nicolas ha otto anni e non tornerà mai in Russia.

Quella perdita originaria, di una città, di una lingua, di due genitori, di un mondo intero, non scomparirà mai dal suo lavoro. Diventerà il motore silenzioso di tutto.

Ci sono pittori che hanno una sola domanda. De Staël ha questa: quanto peso può reggere la luce prima di diventare materia. Lavora con il coltello, con spatole spesse, accumula e poi toglie, costruisce superfici che sembrano sedimenti: strati di tempo, non di colore.

È nell'estate del 1954 che dipinge questa tela. Vue des quais de Paris. Ottantanove per centodiciotto centimetri. Olio su tela, firmato sul retro, come Morandi, come se il nome sulla faccia avrebbe disturbato qualcosa. I quais della Senna: quel tratto di lungosenna dove la città si fa geometria, dove i palazzi si specchiano nell'acqua e l'aria ha una qualità diversa, più pesante, più bianca.

Maria Vittoria Baravelli
Lèvres

Nicolas de Staël, Vue des quais de Paris, 1954. Collezione permanente Fondazione Magnani-Rocca

Senza spessori

Il critico Roberto Tassi scrisse che qui de Staël lavora "in spessori senza spessori". È una di quelle formule che sembrano impossibili finché non si guarda l'opera, e poi diventano l'unica descrizione possibile.

Magnani teneva insieme, in testa e sulle pareti, i cinque acquarelli di Cézanne, le Falaises di Monet e questa veduta parigina. Tre uomini che fanno la stessa domanda in tre modi diversi, a decenni di distanza. E Magnani li ha riconosciuti.

A Mamiano questa tela coinvolse Magnani fino alle lacrime. Lo racconta il catalogo, senza spiegare perché. Ma è plausibile che un uomo come lui…

— Maria Vittoria Baravelli

Ascolta il Podcast
(durata 3 minuti)

La Villa dei Capolavori è audioguida e podcast insieme. Alla Villa dei Capolavori si inquadra il QR code accanto alle opere, senza installare nessuna app, e si ascolta il racconto davanti al quadro. Da casa, si ascolta su Spotify e sulle principali piattaforme. Nella nuova stagione, accanto a Maria Vittoria, raccontano la collezione Giulia Cavaliere, Irene Diliberto, Cultus Classicus e Matteo Martignoni. Il progetto è a cura di Kreativehouse, con il contributo della Regione Emilia-Romagna.

Ascolta su Spotify
 

Maria Vittoria Baravelli

Curatrice e autrice, tra le figure più acute del panorama nazionale nel leggere il rapporto tra fotografia, moda e cultura visuale. Per Rizzoli ha pubblicato Seducenti Inganni. Dalla nascita della fotografia all’intelligenza artificiale (2026) e Il mondo non merita la fine del mondo, storie, arte e altri incanti (2024)

 
 
 
 
workshop
 

Offline ––––– workshop community

Martina Cabrini insegna a disegnare quello che sfugge a Instagram

Alla Villa dei Capolavori c'è un Monet, Falaise à Pourville, che Martina Cabrini non finisce mai di guardare. Illustratrice, classe 1995, ha disegnato per Etro, Burberry, Max Mara e Givenchy. Quest'autunno porta alla Villa i suoi workshop di illustrazione dal vero, tra il Parco Romantico, la mostra Man Ray e la collezione permanente.

Ritratto dell’ospite

Il tuo diario visivo tiene insieme vedere, indossare, disegnare. Alla Villa, cosa scegli per ogni voce?
Da indossare, senza pensarci: l'abito lungo nero ricamato della madre di Luigi Magnani, custodito negli «Armadi segreti». Ha un secolo e potrebbe sfilare questa stagione. Da disegnare, lo stagno del Parco: ci finisco davanti ogni volta, è più forte di me. Da vedere, la collezione permanente. Ci torno spesso e trovo sempre un dettaglio che mi era sfuggito.

Cosa ti dà un'opera di cinque secoli fa che non trovi nel feed?
Il mio feed è costruito per ispirarmi: l'algoritmo mi restituisce quello che già mi piace. Un'opera dal vivo ti sorprende. Ha spessore, materia, una luce che cambia mentre ti sposti. Nessuno screenshot li restituisce. Al piano di sopra c'è il Monet con le scogliere. Ci salgo sempre: mi sembra di non vederlo mai del tutto.

Oggi bastano pochi secondi per generare un'immagine. Cosa vede la mano quando disegna dal vero?
La luce sulle cornici, alle quattro del pomeriggio. E una fotografia di Man Ray in cui il soggetto guarda fuori campo: mi sono chiesto a lungo che cosa vedesse.

Oggetto in mostra
Ritratto in mostra

Perché dovrebbe provare anche chi dice «non so disegnare»?
All'aperto perdi qualche certezza e guadagni immediatezza. C'è il lusso dell'analogico: la carta che si piega al vento, la matita che si consuma, l'errore che non si cancella con un tasto. Si disegna accanto a sconosciuti, ci si sbircia il foglio, si scopre che davanti allo stesso albero si sono viste due cose diverse. E si finisce a parlarne. Chi non ha mai preso una matita passa due ore lontano dallo schermo e torna a casa con un disegno e qualche nome nuovo in rubrica.

Alla prima visita in Villa, cosa portarsi a casa?
Qualche fotografia mentale, di quelle che restano anche senza tirare fuori il telefono.

→ Leggi l'intervista completa
→ Prenota il tuo posto: mercoledì 7 ottobre, Parco Romantico. Gratuito per gli iscritti alla newsletter.

Riserva il posto

Inoltrala a chi porteresti: con l’iscrizione gratuita potrà partecipare anche lui o lei.

 

Celebrazioni ––––– cool icon

Francesco d'Assisi si spoglia di tutto e cambia il mondo

Figlio di un ricco mercante, lascia tutto, parla agli uccelli e scrive il Cantico delle creature. Gentile da Fabriano lo dipinge sotto un serafino di fuoco, in un cielo d'oro. A 800 anni dalla morte, sabato 3 e domenica 4 ottobre le visite guidate si soffermano davanti alla tavola.

Parco della Villa
 
Allestimento del Violon d’Ingres

Fuori porta ––––– Busseto

Un palazzo di Busseto mandò Verdi a studiare a Milano

Il Monte di Pietà pagò la borsa di studio al giovane Verdi, e le sue prime partiture sono ancora qui. Oggi è una biblioteca pubblica e gratuita, con Manuzio, Bodoni, Matisse e Depero. Da qui arriva il Man Ray in mostra alla Villa dei Capolavori.

 

Foto di Mattia Giannattasio.