LA VILLA
DEI CAPOLAVORI

Fondazione Magnani-Rocca

01  Perché oziare fa bene

 

02  Concerto: Debussy dal vivo

 

03  Cosa ne pensa la Stampa?

 

04  Non tutto va spiegato

 

05  Podcast: Carpaccio

 

06  Calendario fioriture

Le Violon d'Ingres

IN MOSTRA - MAN RAY TUTTO

Il violon d'Ingres
ci insegna perché
oziare fa bene

Domenica alle 17.30
Debussy dal vivo, a pochi passi da Monet

Matteo Martignoni
perché non tutto quello che ci piace va spiegato

Podcast
Carpaccio e quel gesto che cura ogni dolore

In francese, per dire che qualcuno ha un hobby, si usa un'espressione elegante: ha un violon d'Ingres. Il riferimento è a Jean-Auguste-Dominique Ingres, il pittore dei nudi perfetti, che da ragazzo aveva suonato il violino nell'orchestra di Tolosa e non smise più di farlo, per il solo piacere di suonare.

Nel 1924 Man Ray prende questa espressione alla lettera.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, La baigneuse Valpinçon, 1808

Jean-Auguste-Dominique Ingres,
La baigneuse Valpinçon, 1808 · Musée du Louvre, Parigi

L'uomo raggio fotografa di spalle Kiki de Montparnasse, sua compagna e musa, in una posa che ricorda la Baigneuse Valpinçon di Ingres (esposto al Louvre di Parigi) poi sulla stampa disegna a china le due effe di un violoncello.

C'è un doppio gioco di parole. Da una parte il corpo di Kiki diventa uno strumento musicale. Dall'altra il titolo lascia intendere che la vera passione di Man Ray, quella coltivata fuori orario, fossero le donne.

Jean-Auguste-Dominique Ingres, La baigneuse Valpinçon, 1808

Man Ray, Le Violon d’Ingres, 1924
© Christie’s Images / Scala, Firenze © Man Ray Trust ADAGP, Paris, by SIAE

Quella che era nata come una battuta tra amici, oggi è una delle immagini più riconoscibili del secolo. Ed è la fotografia più cara mai venduta all'asta: Christie's la aggiudicò a New York il 14 maggio 2022 per 12.412.500 dollari, circa 11,8 milioni di euro.

Il gioco, del resto, Man Ray non l'ha mai tenuto lontano dal lavoro. Ha giocato a scacchi con Marcel Duchamp per decenni e costruiva opere con quello che trovava in casa: un ferro da stiro, un metronomo, decine di grucce di legno appese al soffitto. Sulla sua tomba volle quattro parole in inglese.

«Unconcerned but not indifferent»

SULLA TOMBA DI MAN RAY,
AL CIMITERO DI MONTPARNASSE

Cioè incurante, ma non indifferente. È una formula che si capisce meglio davanti alle sue opere, dove le cose più serie arrivano con un sorriso e la leggerezza diventa un modo, forse l'unico, di prenderle sul serio.

La leggerezza oggi è merce rara.

Anche il tempo libero ha le sue metriche: la corsa si misura in chilometri e minuti, i libri letti finiscono in un contatore, il disegno della domenica in un profilo da far crescere. Ogni passione rischia di trasformarsi in un secondo lavoro, con le sue scadenze e i suoi obiettivi.

E alla Villa dei Capolavori ha vissuto un uomo che il suo violino di Ingres lo ha suonato per tutta la vita. Luigi Magnani passava ore al pianoforte sulla Sonata op. 110 di Beethoven, il compositore a cui dedicò una vita di studi.

Un giorno un giardiniere ferrarese sbottò in dialetto: «lul’sonna e mi sud», cioè «Lui suona e io sudo». Magnani amava raccontarlo. E c'è un nome antico per quel modo di vivere, otium attivo: il tempo libero in cui una persona si coltiva.

Prendersi cura della mente, forse, comincia da qui. Da un violino di Ingres da suonare senza chiedersi a cosa serva.

Le Violon d'Ingres (1924) è esposto in Man Ray: tutto, alla Villa dei Capolavori fino al 13 dicembre. Scopri la mostra

 

Taccuino ––––– Man Ray: tutto

Visite guidate

Sabato alle 16.00. Domenica alle 11.30, 15.30 e 16.30. Guida €5 + ingresso €15; Prenotazioni: prenotazioni@magnanirocca.it
per il solo ingresso non serve prenotare

 

Pomeriggi Musicali ––––– domenica 25 ottobre

Domenica alle 17.30 il Quartetto Luigi Magnani suona Debussy tra i capolavori

Claude Monet, Falaises à Pourville (soleil levant), 1897

Domenica 25 ottobre, ore 17.30 · Concerto, 50 minuti · Compreso nel biglietto, senza prenotazione

Debussy odiava essere chiamato impressionista, eppure il suo Quartetto suona come un quadro di Monet. Lo disse più di una volta, con poca diplomazia. Pochi musicisti, però, hanno guardato la pittura con la stessa attenzione: nella sua musica il colore si scioglie, le forme restano aperte e il suono arriva rosa e violetto come la luce su una scogliera alle sei del mattino.

Claude Monet, Falaises à Pourville (soleil levant), 1897

Claude Monet, Falaises à Pourville (soleil levant), 1897

Lo stesso accade in Falaises à Pourville (soleil levant), il Monet del 1897 che appartiene al nucleo impressionista più esteso d'Italia, quello di Luigi Magnani: il sole che sale sulla costa normanna diventa un'atmosfera, qualcosa che si sente prima ancora di vederlo.

Nel centenario della morte di Monet, il Quartetto Luigi Magnani esegue il Quartetto in sol minore di Debussy tra le opere della Villa dei Capolavori. Introduce l'ascolto Michele Gamba, direttore d'orchestra e ospite regolare del Teatro alla Scala. Sono cinquanta minuti di musica dal vivo davanti ai capolavori, con un solo compito: ascoltare davvero.

Il programma dei Pomeriggi Musicali
 

Cosa dice la stampa ––––– Man Ray: tutto

Da Arte Magazine al Giornale dell'Arte, la critica racconta un Man Ray che arriva dal futuro

Nelle settimane dopo l'inaugurazione di Man Ray: tutto, la stampa ha provato a dire che cosa significhi, oggi, vedere Man Ray tutto intero.

Su Arte Magazine Maria Grazia Filippi collega la mostra al dibattito su intelligenza artificiale e riproducibilità delle immagini, e conclude che «Man Ray sembra arrivare da un futuro già sperimentato». Hestetika sceglie la formula più netta: «L'immagine non è una tecnica, ma un dispositivo mentale».

Il Giornale dell'Arte l'aveva annunciata come «una mostra destinata a segnare il panorama espositivo italiano del 2026». Su QN Stefano Marchetti apre con il ritorno dei capolavori della collezione: «Sono giorni felici alla Fondazione Magnani-Rocca». Dalla Francia, Artprice riconosce alla Fondazione una lettura accessibile e insieme rigorosa.

Cinque testate con un punto in comune: Man Ray non entra mai in una sola definizione.

 

Podcast ––––– La Villa dei Capolavori

Irene Diliberto spiega perché sorreggere qualcuno vale più che consolarlo

Matteo Martignoni

Irene Diliberto
autrice di podcast

Vittore Carpaccio, Cristo deposto

Vittore Carpaccio, Cristo morto sorretto da due angeli, 1505-1510 circa

Nella collezione di Luigi Magnani c'è una tavola piccola, quasi quadrata, che rischia di passare inosservata accanto a Tiziano e Goya. È il Cristo sorretto di Vittore Carpaccio, dipinto probabilmente tra il 1505 e il 1510. In origine coronava un polittico. Quando il polittico fu smembrato, la tavola finì nella collezione Serristori a Firenze e da lì, dopo il 1968, arrivò a Mamiano.

Nel suo episodio del podcast La Villa dei Capolavori, Irene Diliberto si ferma su un passaggio che cambia il modo di guardarla. Carpaccio aveva appena chiuso i grandi cicli veneziani, affollati di figure e di luce. Qui smette di raccontare e diventa silenzioso. Gli angeli reggono il corpo, senza gesti solenni.

Da quel dettaglio Irene ricava una distinzione che vale ben oltre la storia dell'arte. Consolare vuol dire piegarsi sul dolore per alleggerirlo. Sorreggere, per lei, vuol dire «stare lì, non lasciare cadere, esserci senza promettere nulla». In un'epoca che risponde a ogni fatica con un consiglio, un'app o una lista di cose da fare, è un'idea che spiazza. Forse è anche quella che serve di più.

Ascolta il podcast di Irene Diliberto

Irene Diliberto. Autrice, illustratrice e podcaster. Si è formata al liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti e lavora tra arte, comunicazione e design, con il disegno a mano e con quello digitale. Per la Fondazione Magnani-Rocca ha dato voce alle tracce del podcast La Villa dei Capolavori dedicate anche agli acquerelli di Morandi, all’Allegoria del Tempo che fugge di Pellegrini. La sua regola: un lavoro bello deve avere qualcosa da dire agli altri.

 

Punti di vista

Non tutto quello che ci piace va spiegato

Matteo Martignoni

Chiunque abbia provato a spiegare una battuta spiritosa sa come va a finire: si capisce tutto e nessuno ride più. A me succede qualcosa di simile all'uscita da una mostra, quando qualcuno mi chiede che cosa mi sia piaciuto e perché. Più cerco le parole, più quello che ho sentito si allontana. Eppure ci viene chiesto di continuo di motivare i gusti, di trasformare ogni emozione in un'opinione da condividere. Come se una cosa valesse soltanto quando sappiamo formularla.

Nel 1817 il poeta John Keats chiamò «capacità negativa» la dote opposta: saper restare nell'incertezza, nei misteri, nei dubbi, senza affannarsi a cercare subito fatti e ragioni. Quasi un secolo e mezzo dopo, Susan Sontag concluse Contro l'interpretazione chiedendo, al posto dell'esegesi, un'«erotica dell'arte».

Man Ray, L'Énigme d'Isidore Ducasse

Man Ray, L'Énigme d'Isidore Ducasse, 1920/1971

In mostra c'è un'opera che lo dice meglio di qualsiasi saggio. Nel 1920 Man Ray avvolge un oggetto in una coperta di feltro, lo lega con lo spago e lo intitola L'Énigme d'Isidore Ducasse. È un omaggio a Lautréamont, il poeta che aveva immaginato l'incontro tra una macchina da cucire e un ombrello su un tavolo da dissezione, un'immagine che per i surrealisti sarà un manifesto. Così tutti pensano che sotto la coperta nell'opera di Man Ray ci sia una macchina da cucire. Nessuno lo sa. L'originale fu fotografato e distrutto; la replica del 1971 è alla Villa dei Capolavori, impenetrabile come allora.

Man Ray, L'Énigme d'Isidore Ducasse

Man Ray, Puériculture II, 1920/1964

Passo molto tempo a parlare di opere, quando ascolto i curatori raccontare una nuova mostra e negli incontri alla Villa dei Capolavori. Davanti a quel pacco legato con lo spago, però, la cosa più onesta che posso dire è che non c'è niente da capire.

— Matteo Martignoni

 

Calendario delle fioriture ——— dal 19 al 25 ottobre

Il Parco Romantico a fine ottobre

A fine ottobre il Parco Romantico si accende di rosso e d'oro

Gli ultimi anemoni del Parco Romantico lasciano la scena alle foglie e alle graminacee.

Rosso fuoco. Le foglie del cotino arrivano al rosso pieno, il colore più acceso del Parco in questa settimana.

Oro e argento. Molinia 'Heidebraut', Stipa gigantea e Sesleria autumnalis 'Argentea' si illuminano controluce e restano in piedi fino all'inverno.

Ruggine. I fiori dei sedum 'Herbstfreude' e 'Matrona', ormai secchi, diventano color ruggine e tengono la forma per settimane.

Profumo. L'osmanto ha piccoli fiori bianchi, quasi nascosti tra le foglie, dal profumo dolce che si sente prima di vederli.

Fondazione Magnani-Rocca
Via Fondazione Magnani Rocca 4
43029 Mamiano di Traversetolo (PR)

Man Ray, Le Violon d'Ingres, 1924; L'Énigme d'Isidore Ducasse, 1920/1971 © Man Ray Trust ADAGP, Paris,
by SIAE