LA VILLA
DEI CAPOLAVORI

Fondazione Magnani-Rocca

01  I ritratti di Man Ray

 

02  Freud, Barthes e l’occhio

 

03  I demoni di Schongauer

 

04  Si disegna in mostra

 
La stagione di Man Ray alla Villa dei Capolavori

Gli occhi della Marchesa Casati si moltiplicano in camera oscura

Il direttore scientifico Stefano Roffi racconta perché questi occhi incantano i visitatori della mostra MAN RAY: tutto alla Villa dei Capolavori. Scopri la mostra →

Nel 1922 Luisa Casati posa per Man Ray a Parigi. È la marchesa che passeggiava di notte per Venezia con i ghepardi al guinzaglio e voleva diventare lei stessa un’opera d’arte vivente. Durante lo sviluppo della lastra qualcosa va storto: il volto esce mosso, sdoppiato, instabile, e sembra emergere dalle nebbie di una seduta spiritica. Gli occhi, pesanti di kajal nero, si moltiplicano sulla superficie sensibile in un incendio di sguardi.

Un fotografo tradizionale avrebbe distrutto quella lastra. Man Ray ci vede il manifesto della «bellezza convulsiva» del Surrealismo, e quell’aura spettrale, quasi cinematografica, diventa il mito visivo della Marchesa.

Man Ray, ritratto della Marchesa Luisa Casati, 1922

Man Ray, Marquise Casati, 1922 © Man Ray Trust / ADAGP, Paris, by SIAE

Per lui la camera oscura era un antro alchemico, il posto in cui il caso si trasforma in stile. Secondo il racconto più noto, anche la solarizzazione nasce da uno spavento. Lee Miller vede un topo nel laboratorio e accende la luce mentre un negativo è ancora nel bagno di sviluppo, e Man Ray intuisce subito che il disastro è una risorsa. Attorno alle figure compare una linea argentea, un «bordo chimico» che le stacca dal fondo e dà alla pelle la consistenza del marmo o del metallo liquido.

Lo stesso sguardo allucinato torna nel ritratto di Salvador Dalí. Man Ray ne isola gli occhi sgranati e i baffi iperbolici fino a farne i feticci del suo metodo paranoico-critico.

Il volto più spiazzante, però, è il suo. Nel 1943, esule a Hollywood dopo l’occupazione nazista di Parigi, Man Ray si fotografa frontalmente con assoluta serietà. Metà del viso è rasata e liscia, l’altra metà coperta da una barba folta. È un uomo fermo a metà della rasatura, e insieme un’identità che si rifiuta di stare ferma: una risposta ironica al saggio barbuto dei ritratti ottocenteschi.

Per mezzo secolo Man Ray ha liberato il ritratto dall’obbligo della somiglianza. I suoi volti si guardano da vicino alla Villa dei Capolavori, fino al 13 dicembre.

Leggi il saggio completo del Direttore Scientifico

Taccuino ––––– Man Ray: tutto

Visite guidate a MAN RAY: tutto

Sabato alle 16.00. Domenica alle 11.30, 15.30 e 16.30. Guida €5 + ingresso €15; Prenotazioni: prenotazioni@magnanirocca.it
per il solo ingresso non serve prenotare

Sala della mostra Man Ray: tutto
 
Sala della mostra Man Ray: tutto
 
Una visitatrice nelle sale della mostra Man Ray: tutto

In mostra, MAN RAY: tutto

Martin Schongauer, Sant’Antonio battuto dai demoni

Audioguide Podcast –– i mostri

Michelangelo a dodici anni copiò un meme del Quattrocento

Nel 1487 il giovane Michelangelo ricalca una stampa arrivata da nord: un santo assediato da mostri di corna, squame e becchi. Per renderli veri va a studiare i pesci in pescheria. È il Sant’Antonio battuto dai demoni di Martin Schongauer, oggi nella sala degli antichi della Villa dei Capolavori: una delle prime immagini a girare di bottega in bottega, come un meme prima dei social.

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Il punto di vista

Freud e Barthes spiegano perché quell’occhio sul metronomo di Man Ray ci mette a disagio

Nel 1919 Sigmund Freud dedica un saggio a una parola tedesca difficile da tradurre, unheimlich, che in italiano è diventata «perturbante». Dentro c’è Heim, la casa. Il perturbante è ciò che ci era familiare e all’improvviso torna estraneo: una bambola che sembra respirare, un oggetto che pare guardarci. Per spiegarlo Freud rilegge L’uomo della sabbia di Hoffmann, il racconto di una figura notturna che ruba gli occhi ai bambini che non vogliono dormire. Tra le angosce dell’infanzia, conclude, la paura di perdere gli occhi è una delle più profonde.

Sessant’anni dopo Roland Barthes pubblica La camera chiara, il suo ultimo libro. Chiama chi viene fotografato Spectrum, una parola in cui stanno insieme lo spettacolo e lo spettro. Ogni fotografia, scrive, dice una cosa sola: «è stato». Quella persona era lì, davanti all’obiettivo, e quel momento non tornerà.

Alla Villa dei Capolavori c’è un oggetto in cui i due libri si incontrano. Nel 1923 Man Ray fissa al pendolo di un metronomo la fotografia di un occhio e lo chiama Perpetual Motif. Nel 1932 Lee Miller lo lascia. L’occhio diventa il suo, il titolo diventa Objet à détruire, e Man Ray aggiunge le istruzioni: ritagliare l’occhio della persona amata e perduta, attaccarlo al metronomo e distruggere tutto con un colpo di martello. Nel 1957 alcuni studenti, a Parigi, lo prendono alla lettera e lo fanno a pezzi davvero. Lui lo rifà e lo intitola Objet indestructible.

Man Ray, Objet indestructible: il metronomo con la fotografia di un occhio

Man Ray, Objet indestructible, 1923/1965 © Man Ray Trust / ADAGP, Paris, by SIAE

Un oggetto di casa che ci guarda

Davanti a quel pendolo succedono le due cose insieme. Un oggetto di casa, nato per tenere il tempo durante gli esercizi al pianoforte, comincia a guardarci, ed è il perturbante di Freud.

E quell’occhio è la fotografia di una donna che se n’è andata, un «è stato» che oscilla avanti e indietro, lo Spectrum di Barthes.

Ogni fotografia dice
una cosa sola: «è stato»

Objet indestructible è esposto in Man Ray: tutto, alla Villa dei Capolavori fino al 13 dicembre.

Workshop ––––– Un regalo per te

Mercoledì si disegna dal vero nel Parco Romantico della Villa dei Capolavori

Mercoledì il corso gratuito di disegno dal vero esce dalle sale e si sposta nel Parco Romantico, dove novembre accende gli alberi secolari di rosso e di oro. Lo conduce l’illustratrice Martina Cabrini, che accompagna i partecipanti nell’osservazione di tronchi, foglie, scorci e architetture del giardino, fino a tradurli in segno.

Mercoledì 4 novembre, dalle 14.00 alle 17.00. Ci sono venti posti e nessun materiale da portare. Il workshop è riservato ai lettori di questa newsletter ed è compreso nel biglietto d’ingresso, che apre anche la mostra Man Ray: tutto.

Per gli studenti dell’Università di Parma il biglietto costa 5 euro: con la stessa cifra vedono la mostra e disegnano nel Parco. Partecipazione gratuita, basta iscriversi qui.

Puoi segnalarlo a qualcuno che vuole provare a disegnare.

Una ragazza disegna dal vero nel Parco Romantico della Villa dei Capolavori
Iscriviti al workshop gratuito

Fondazione Magnani-Rocca
Via Fondazione Magnani Rocca 4
43029 Mamiano di Traversetolo (PR)

Foto di Mattia Giannattasio.