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(Codigoro (FE) - Emilia Romagna)
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l'abbazia di Pomposa
(Codigoro (FE) - Emilia Romagna)

L’Abbazia sorge lungo la Strada Romea, l'antica via dei Pellegrini, nel breve tratto tra il Po di Goro il Po di Volano.La prima comunità che si insediò in questa zona, anticamente circondata dalle acque, si può datare attorno al VI-VII secolo ad opera dei monaci di San Colombano.
A partire dal IX secolo si hanno notizie di un'abbazia benedettina di minori dimensioni.
L'abbazia nella forma attuale fu consacrata nel 1026 ed godette periodi di grande splendore; fino al XIV secolo le sue proprietà si estendevano, oltre che nella zona, anche nel resto d'Italia grazie alle cospicue donazioni. Si deve anche al lavoro degli amanuensi di questa abbazia la conservazione e la diffusione della cultura nel corso del Medioevo.
Proprio qui il monaco Guido d'Arezzo inventò le note musicali moderne.
Il declino fu progressivo ed ebbe molte cause: cattiva amministrazione di alcuni abati, appetiti di feudatari, lotte all'interno della Chiesa. Ebbero grande peso anche cause geografiche e ambientali quali la malaria e l'impaludamento della zona.
Pare che proprio qui durante la sosta nel 1321 Dante contrasse la malattia che fu poi la causa della morte.
Nel 1653 papa Innocenzo X soppresse il monastero, che nel 1802 fu acquistato dalla famiglia ravennate Guiccioli.
Alla fine dell'XIX secolo la proprietà passò allo Stato Italiano..

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l nucleo più antico della basilica di Santa Maria risale al VII-IX secolo mentre nel XI secolo venne ampliata.
L'interno è a tre navate, divise da colonne romane e bizantine. Il pavimento di marmo in “opus sectile” [1] fu eseguito in diverse epoche (dal VI al XII sec.); le pareti sono ornate da affreschi trecenteschi di scuola bolognese, con storie dell'Antico e Nuovo Testamento, dell'Apocalisse e, sulla controfacciata, il Giudizio Universale.
Nell'abside affreschi ad opera di Vitale da Bologna.
Il campanile è del 1063 (48 metri), in forme lombarde.
Si noti che verso la sommità del campanile le finestre aumentano di numero e si allargano secondo lo stile di quel periodo che aveva lo scopo di alleggerire il peso della torre e di propagare meglio il suono delle campane.
Del monastero restano la sala capitolare con affreschi di inizio Trecento ad opera di un allievo di Giotto; il refettorio con il più prezioso ciclo di affreschi dell'abbazia attribuito a un maestro riminese.
Notevole anche il palazzo della Ragione.

[1] si tratta una delle tecniche di lavorazione ornamentale del marmo più raffinate e prestigiose; si utilizzano i marmi più rari e la messa in opera è estremamente difficile, in quanto il marmo va prima sezionato in fogli assai sottili ("crustae"), poi sagomato con precisione e è necessario utilizzare diverse qualità di marmo per ottenere gli effetti cromatici desiderati.

Si ringrazia il nostro amico Giulio Pettenò per il materiale di questo “speciale” .

testi di: Giulio Pettenò [solo desktop]
foto di: Giulio Pettenò

data di pubblicazione: 15-03-2011